“Volevo vedere che effetto fa”. Il buio oltre il limite – La storia di Luca Varani

Esistono storie che non vorremmo mai leggere, perché ci ricordano che il mostro non è sempre sotto il letto, ma a volte è seduto accanto a noi in un locale o vive nell’appartamento di sopra. La storia di Luca Varani, avvenuta a Roma nel marzo 2016, è una di quelle che lascia senza fiato non solo per la violenza, ma per la totale assenza di un “perché”.
Luca aveva 23 anni. Era un ragazzo come tanti: lavorava con il padre, aveva una fidanzata storica e cercava la sua strada. La mattina del 4 marzo riceve un messaggio da un PR romano, Marco Prato: “Vieni a un festino, ci sono droga e alcol, ti diamo 100 euro”. Luca accetta, forse per bisogno di soldi, forse per ingenuità. Non sa che sta entrando in un incubo lungo tre giorni.
Ad aspettarlo nell’appartamento al Collatino ci sono Marco Prato e Manuel Foffo. Non sono criminali di strada: sono ragazzi “di buona famiglia”, istruiti, apparentemente inseriti nella società. Eppure, annebbiati da un mix devastante di cocaina e alcol, avevano deciso di trasformare una noia mortale in un piano folle: uccidere qualcuno solo per vedere l’effetto che fa.
Quello che è successo in quella casa è difficile anche solo da immaginare. Luca viene stordito con un sedativo in un cocktail e poi aggredito. Non ha modo di difendersi: i due lo torturano per ore con martelli e coltelli, impedendogli persino di urlare. L’autopsia parlerà di oltre 100 colpi. Una violenza gratuita, lenta, atroce, che si ferma solo quando Luca smette di respirare.
La cosa più agghiacciante? Una volta finito, i due assassini si sono semplicemente addormentati accanto al corpo, rendendosi conto dell’orrore commesso solo al risveglio, quando l’effetto delle sostanze è svanito.
La fuga di Marco Prato finisce in un hotel, dove tenta inutilmente il suicidio. Manuel Foffo, invece, confessa tutto al padre mentre vanno a un funerale.
Oggi la giustizia ha fatto il suo corso, ma a che prezzo?
- Manuel Foffo sta scontando 30 anni di carcere a Rebibbia.
- Marco Prato si è tolto la vita in cella nel 2017, poco prima dell’inizio del processo, lasciando una lettera in cui si diceva incapace di reggere la pressione mediatica.
Marco Prato
Manuel Foffo
Questa storia non è solo un caso di cronaca nera. È un campanello d’allarme su quanto possa diventare sottile il confine tra la realtà e lo sballo estremo, e su come il vuoto interiore possa trasformarsi in ferocia. Luca Varani non è morto per una vendetta o per soldi, ma perché si è trovato nel posto sbagliato con le persone sbagliate, vittime di un delirio di onnipotenza alimentato dalle sostanze.
Oggi Luca riposa al cimitero Flaminio, ma il suo nome resta il simbolo di una giovinezza spezzata dall’assurdo.
Sabrin


