{"id":231,"date":"2024-05-17T13:59:22","date_gmt":"2024-05-17T13:59:22","guid":{"rendered":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/2024\/05\/17\/i-bambini-di-gaza-vogliono-ritrovare-il-loro-futuro-intervista-a-giuditta-brattini-operatrice-umanitaria-volontaria\/"},"modified":"2026-09-18T08:29:11","modified_gmt":"2026-09-18T08:29:11","slug":"i-bambini-di-gaza-vogliono-ritrovare-il-loro-futuro-intervista-a-giuditta-brattini-operatrice-umanitaria-volontaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/i-bambini-di-gaza-vogliono-ritrovare-il-loro-futuro-intervista-a-giuditta-brattini-operatrice-umanitaria-volontaria\/","title":{"rendered":"I BAMBINI DI GAZA VOGLIONO RITROVARE IL LORO FUTURO. Intervista a Giuditta Brattini, operatrice umanitaria volontaria"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-8685 aligncenter\" src=\"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/I-BAMBINI-DI-GAZA-VOGLIONO-RITROVARE-IL-LORO-FUTURO.-Intervista-a-Giuditta-Brattini-operatrice-umanitaria-volontaria-300x300-1.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/I-BAMBINI-DI-GAZA-VOGLIONO-RITROVARE-IL-LORO-FUTURO.-Intervista-a-Giuditta-Brattini-operatrice-umanitaria-volontaria-300x300-1.png 300w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/I-BAMBINI-DI-GAZA-VOGLIONO-RITROVARE-IL-LORO-FUTURO.-Intervista-a-Giuditta-Brattini-operatrice-umanitaria-volontaria-1024x1024.png 1024w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/I-BAMBINI-DI-GAZA-VOGLIONO-RITROVARE-IL-LORO-FUTURO.-Intervista-a-Giuditta-Brattini-operatrice-umanitaria-volontaria-150x150.png 150w, ..\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/I-BAMBINI-DI-GAZA-VOGLIONO-RITROVARE-IL-LORO-FUTURO.-Intervista-a-Giuditta-Brattini-operatrice-umanitaria-volontaria-768x768.png 768w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/I-BAMBINI-DI-GAZA-VOGLIONO-RITROVARE-IL-LORO-FUTURO.-Intervista-a-Giuditta-Brattini-operatrice-umanitaria-volontaria-160x160.png 160w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/I-BAMBINI-DI-GAZA-VOGLIONO-RITROVARE-IL-LORO-FUTURO.-Intervista-a-Giuditta-Brattini-operatrice-umanitaria-volontaria-320x320.png 320w, https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/I-BAMBINI-DI-GAZA-VOGLIONO-RITROVARE-IL-LORO-FUTURO.-Intervista-a-Giuditta-Brattini-operatrice-umanitaria-volontaria-300x300-1.png 1080w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\"><\/p>\n<p>A seguito di un lavoro di approfondimento sul conflitto Israelo-Palestinese svolto con la prof.ssa Viviana Di Marco, i ragazzi della classe 5 I hanno avuto l\u2019opportunit\u00e0 di confrontarsi, grazie al contatto di un compagno, con Giuditta Brattini, cooperante volontaria per le associazioni <a href=\"https:\/\/www.fontidipace.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Fonti di Pace<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.gazzella-onlus.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Gazzella<\/a>. Queste organizzazioni di volontariato, grazie ai contributi di donatori, al 5X1000 e al finanziamento 8X1000 della Chiesa Valdese, sviluppano da vent\u2019anni progetti in ambito sanitario-riabilitativo e di adozione a distanza di bambini feriti nella striscia di Gaza.<\/p>\n<p>Per Giuditta lo scenario che oggi noi tutti vediamo oggi attraverso i media non \u00e8 nuovo: operando da anni in questa zona critica del pianeta, ha saputo regalarci un punto di vista alternativo, diretto e trasparente su situazioni strazianti e su realt\u00e0 che spesso vengono nascoste agli occhi del mondo. Questo \u00e8 avvenuto tramite un confronto diretto con lei in modalit\u00e0 online e attraverso la visione di materiale video, raccolto a Gaza, che Giuditta ci ha mostrato.<\/p>\n<p>Qui di seguito l\u2019intervista fatta a Giuditta Brattini per consentire a tutti di incontrarla e conoscere dalle sue parole la situazione che il popolo palestinese vive ormai da tempo e che si \u00e8 aggravata in modo netto dall\u2019ottobre del 2023.<\/p>\n<p><strong><em>Buongiorno Giuditta, da quanto tempo ti rechi nella striscia di Gaza? Qual \u00e8 stata la motivazione che ti ha spinto a diventare volontaria?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La mia attivit\u00e0 come volontaria in Palestina \u00e8 iniziata nel 2003. Essere volontaria \u00e8 una scelta di agire quotidiano che mi permette di raccogliere i bisogni, comprendere le difficolt\u00e0 della popolazione e insieme trovare le soluzioni sostenibili. Non mi obbliga a rispondere a una struttura di Organizzazione non governativa, con tanto di apparato amministrativo e \u201cprofessionisti\u201d stipendiati, che solitamente viene finanziata dai Governi o dall\u2019Unione Europea, costringendole a rispondere ai criteri dei \u201cdonatori\u201d e non alle esigenze reali della popolazione. Oggi viviamo di \u201cun\u2019economia di guerra\u201d e una parte di questa \u00e8 destinata all\u2019aiuto umanitario che, indipendentemente dalla volont\u00e0 degli operatori, si intreccia con i processi che alimentano gli stessi conflitti in azioni funzionali ai disegni e interessi politici di un determinato scenario geopolitico.<\/p>\n<p><strong><em>Quali progetti porti o portavi avanti a Gaza con le associazioni?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il mio lavoro di Operatrice Umanitaria Volontaria, per 20 anni, \u00e8 con l\u2019Associazione Gazzella che si occupa di bambini feriti e della loro salute che vivono nella striscia di Gaza. Si tratta di adozioni a distanza. Nel corso delle missioni raccolgo le informazioni sulle loro condizioni di salute e le trasferisco agli adottanti. In questa attivit\u00e0 c\u2019\u00e8 il supporto dei partners locali che danno il loro sostegno logistico. L\u2019adozione\u00a0 a distanza di bambini\/e feriti \u00e8 \u00a0anche una forma di denuncia, \u00a0perch\u00e9 i bambini sono i pi\u00f9 esposti durante le aggressioni armate; spesso sono in strada a giocare o a scuola.<\/p>\n<p>Per l\u2019Associazione Fonti di Pace seguo poi il progetto di riabilitazione per bambini e adulti con disabilit\u00e0. Un progetto finanziato con l\u20198\u00d71000 dalla Chiesa Valdese. Per lo sviluppo del progetto ci si avvale di un partner locale, il Palestinian Medical Relief Society.\u00a0 Il progetto \u00e8 rivolto ai disabili e alle persone che li seguono nella vita quotidiana e solitamente sono le madri. Le donne sono l\u2019ossatura della famiglia. I padri sono spesso senza lavoro o con lavori saltuari. Nel progetto sono previsti anche i servizi della psicologa a supporto sia dei disabili, sia dei famigliari che li assistono. Spesso infatti la comunit\u00e0 colpevolizza la madre per la disabilit\u00e0 del figlio.<\/p>\n<p>Abbiamo riscontrato quanto influiscono le carenze strutturali sanitarie sul deficit di un bambino. La causa \u00e8 l\u2019assedio imposto da Israele dal 2007 alla popolazione della striscia di Gaza; mancano attrezzature sanitarie per la prevenzione e cura, mancano farmaci. Cos\u00ec le madri, nel periodo della gravidanza, non possono accedere a visite di controllo, assumere medicinali se necessario e al momento del parto una carenza sanitaria, risolvibile facilmente in altre situazioni, pu\u00f2 comportare dei danni permanenti al bambino.<\/p>\n<p>Ricordo l\u2019ultimo incontro con i famigliari dei bambini con disabilit\u00e0 che avevano chiesto di continuare il progetto per non far perdere ai loro figli i benefici fino ad allora avuti!<\/p>\n<p>Nel 2020, grazie ai donatori abbiamo rinnovato due Dental Clinic nei distretti sanitari pubblici di Shaty e El Burej con l\u2019acquisto della poltrona dentista \u201criunito\u201d, compressore, amalgatore e arredo. Stavamo sostenendo i servizi con l\u2019acquisto di materiali sanitari per le cure dentali, ma oggi, causa l\u2019aggressione israeliana in corso, i progetti sono sospesi.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-8673 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image001-2-min-300x225.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image001-2-min-300x225.png 300w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image001-2-min-1024x768.png 1024w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image001-2-min-768x576.png 768w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image001-2-min-1536x1152.png 1536w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image001-2-min-2048x1536.png 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\"><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong><em>Come hai visto evolversi la situazione a Gaza?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Dal 2007 Israele ha imposto un assedio sulla striscia di Gaza. Ha privato la popolazione della libert\u00e0 di movimento e il passaggio di persone per e da Gaza \u00e8 consentito soltanto per \u201ccasi umanitari ed eccezionali\u201d. Ha imposto il controllo sull\u2019anagrafe della popolazione, sulle entrate economiche, sulle attivit\u00e0 amministrative, sul transito delle merci e il sistema doganale, sulle telecomunicazioni, l\u2019acqua e la rete fognaria. L\u2019elettricit\u00e0 viene erogata per 6-8 ore al giorno. A Gaza la popolazione ha accesso a meno di un quarto dei beni rispetto al 2005 e Israele permette l\u2019entrata soltanto di quei prodotti che sono \u201cessenziali alla sopravvivenza\u201d, limitandone anche il numero.<\/p>\n<p>Un assedio che comporta l\u2019impossibilit\u00e0 ad accedere a cure adeguate; una crisi dell\u2019educazione scolastica, tra sovraffollamento e mancanza di strutture, personale e risorse, unitamente a una crisi del benessere psicofisico della popolazione, soprattutto tra i minori affetti da disordini post-traumatici. A Gaza il 70% sono rifugiati del 1948 e del 1967 e vivono di\u00a0 aiuti umanitari.<\/p>\n<p>Da parte di Israele il lungo assedio e il controllo sulla Striscia di Gaza sono motivati da ragioni di sicurezza verso i gruppi armati palestinesi presenti nella Striscia. Tuttavia, per esperienza diretta, posso dire che a pagare le conseguenze di tale politica sono i civili, privati del legame diretto con il mondo e dell\u2019esercizio dei diritti universali.<\/p>\n<p>Negli ultimi due anni la popolazione esprimeva sentimenti di disperazione e di sconforto. Chiedeva la fine degli attacchi armati ed era in attesa di una risoluzione del conflitto e della fine dell\u2019assedio che la teneva prigioniera. Il 7 ottobre non era del tutto \u201cinaspettato\u201d.<\/p>\n<p><strong><em>Ci racconteresti una tua giornata nella Striscia?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il senso delle mie giornate a Gaza era dato, principalmente, dall\u2019incontro con i \u201cmiei\u201d bambini e le loro famiglie. Al mio arrivo a Gaza, in accordo con i collaboratori locali, preparavo il calendario delle attivit\u00e0. Solitamente il lavoro iniziava alle 8am e terminava verso le 4pm. Quando tornavo negli alloggi, facevo un pranzo-cena. Ma non arrivavo mai con lo stomaco vuoto. Verso le 11am era prassi uno spuntino con falafel e ful, una crema di fave! Per raggiungere i bambini mi spostavo sul territorio con un mezzo del partner locale. Questo per quanto riguarda le visite ai bambini feriti o con disabilit\u00e0 del progetto associazione Gazzella.<\/p>\n<p>Per il monitoraggio del progetto di riabilitazione ai disabili, progetto Associazione Fonti di Pace, arrivavo a Khan Yunis dove c\u2019era il Centro di Riabilitazione, ora bombardato, e l\u00ec incontravo parte degli assistiti con le madri. Assistevo alle prestazioni di riabilitazione, ma partecipavo anche agli incontri tra le madri, che fanno assistenza al disabile, e la psicologa. Altre giornate erano organizzate per fare visita, con il personale addetto alla riabilitazione, ai disabili che causa la loro condizione non potevano spostarsi e che ricevevano i servizi a domicilio. Altre giornate venivano impegnate a monitorare i servizi delle due cliniche dentali che sono state allestite nei distretti sanitari di Shaty Camp e El Burej Camp, oggi non operative e colpite dai bombardamenti. Spesso, nel corso della giornata, c\u2019erano bombardamenti, giustificati da Israele contro i combattenti, ma che di fatto impaurivano e destabilizzavano la vita quotidiana della gente.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-8672 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image003-3-min-300x225.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image003-3-min-300x225.png 300w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image003-3-min-1024x768.png 1024w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image003-3-min-768x576.png 768w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image003-3-min-1536x1152.png 1536w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image003-3-min-2048x1536.png 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\"><\/p>\n<p><strong><em>Come vivono i ragazzi della nostra et\u00e0 a Gaza?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>I giovani a Gaza sono assediati e vivono costantemente il desiderio di potersi spostare. Per tanti il sogno \u00e8 andare a Gerusalemme e nei Territori Occupati a trovare parenti e amici. Non vogliono andarsene dalla striscia di Gaza e abbandonare ci\u00f2 che hanno, ma vorrebbero poter studiare all\u2019estero, fare esperienza e tornare per migliorare le condizioni della propria famiglia, del loro paese. Hanno un profondo legame con la storia della loro terra che vorrebbero far conoscere. I giovani sono cresciuti sotto i bombardamenti e un ragazzo della vostra et\u00e0 a Gaza ha gi\u00e0 vissuto almeno 4 aggressioni armate. \u00c8 normale che siano ansiosi, vivono in un quotidiano fatto di attacchi armati, nel terrore di perdere la vita o quella dei loro cari e amici. I giovani gazawi utilizzano molto i social per comunicare e stabilire relazioni. Ma i contatti relazionali-virtuali, che maturano con l\u2019utilizzo dei social, allontanano i giovani dalle attivit\u00e0 sociali. I momenti di svago sono pochi, mancano cinema e teatri e capita di incontrare giovani sul lungo mare o seduti nei pochi centri commerciali o coffee pub. Sono pochi anche i centri ricreativi, \u00e8 pi\u00f9 facile vedere giovani giocare a calcio in strada. La dispersione scolastica \u00e8 alta per mancanza di risorse economiche, la disoccupazione \u00e8 al 60%. Ma le strutture scolastiche a Gaza non mancano. Secondo i dati del Ministero Istruzione-Educazione di Gaza ci sono 803 scuole, cos\u00ec distribuite: 448 scuole governative, 288 scuole UNRWA e 67 scuole private. Le universit\u00e0 sono 4 con diversi dipartimenti. La situazione \u00e8 ulteriormente complicata dal fatto che la Striscia di Gaza \u00e8 un\u2019area densamente popolata. Vivono 2 milioni e 300 mila persone su 365kmq, concentrate soprattutto nei campi profughi e nella citt\u00e0 di Gaza City, circa 7.000 civili per kmq.\u00a0I giovani di Gaza non si fanno programmi, tutto dipende dalla situazione del momento e dalle circostanze, ma hanno tanti sogni.<\/p>\n<p><strong><em>Come vivono la guerra entrambe le parti? Ci sono parti contro la guerra?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Non possiamo parlare di guerra. Nell\u2019attuale scenario ci troviamo di fronte all\u2019esercito di Israele che \u00e8 tra le prime 20 potenze militari del mondo, con a disposizione sofisticate tecnologie, un equipaggiamento militare con una vasta gamma di armi. Dall\u2019altra parte razzi, per lo pi\u00f9 intercettati dagli Iron Dome israeliani, e pochi armamenti. Quella tra Israele e Hamas non \u00e8 una guerra per una questione di asimmetria. Secondo i dati aggiornati al 4 aprile scorso, nella striscia di Gaza si contano 33.545 morti e 76.094 feriti. Save the Children dichiara che in 6 mesi di attacchi un bambino \u00e8 morto ogni 15 minuti. I bombardamenti sono continui, la popolazione sfollata, oltre 1milione e 600mila, si \u00e8 spostata a Sud della Striscia di Gaza alla ricerca di una salvezza, di un luogo sicuro che non \u00e8 garantito. I civili cercano di sfuggire agli attacchi via cielo, via mare e via terra dell\u2019esercito israeliano. Raid aerei hanno raso al suolo case seppellendo al loro interno famiglie intere. In sei mesi di attacchi la popolazione \u00e8 allo stremo e sull\u2019orlo di una crisi umanitaria senza precedenti; mancano cibo e acqua. L\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 ha dichiarato che Gaza sta affrontando \u201clivelli catastrofici di insicurezza alimentare\u201d, con il rischio di carestia che \u201caumenta di giorno in giorno\u201d. Di 36 ospedali solo 6 sono ancora parzialmente operativi e il sistema sanitario \u00e8 al collasso. La diffusione di malattie infettive tra gli sfollati nelle tendopoli e nelle scuole sta aggravando la gi\u00e0 compromessa s<em>ituazione igienico-sanitari<\/em><em>a<\/em><em>, che vede una diffusione di infezioni intestinali e respiratorie, malattie contagiose, vaiolo, meningiti, epatite. \u201c<\/em><em>C\u2019\u00e8 il rischio che muoiano pi\u00f9 persone a causa di malattie che a causa dei bombardamenti a Gaza se il sistema sanitario del territorio non viene rimesso in piedi rapidamente\u201d<\/em>, ha dichiarato un\u00a0 portavoce dell\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli aiuti umanitari non arrivano a Gaza e quelli che entrano nella striscia sono soggetti ad attacchi da parte dell\u2019esercito israeliano. \u00c8 di questi giorni l\u2019attacco a un convoglio umanitario della Ong World Center Kitchen che ha causato la morte di 7 operatori.<\/p>\n<p>L\u2019assalto di Hamas dello scorso 7 ottobre ha causato circa 1.200 vittime e 253 civili sono stati presi in ostaggio.\u00a0Secondo le stime ufficiali, attualmente nella Striscia di Gaza sono rimasti circa 130 ostaggi. Ci sono manifestazioni in Israele per chiedere un accordo per il rilascio degli ostaggi, ma anche gruppi di pacifisti israeliani che chiedono la fine dei bombardamenti. Alcuni Paesi Arabi e 24 stati dell\u2019America Latina e dei Caraibi hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui chiedono un cessate il fuoco immediato. Da parte degli Stati Uniti e dell\u2019Unione Europea c\u2019\u00e8 il pieno sostegno all\u2019operato di Israele. Ma nelle strade di tutto il mondo centinaia di migliaia di persone protestano contro l\u2019aggressione a Gaza. Questa \u00e8 la vera e forte voce che sostiene il popolo di Gaza e che pu\u00f2 fare la differenza.<\/p>\n<p><strong><em>Come vivi tu a livello personale\/psicologico questa situazione?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Sono rientrata in Italia lo scorso 3 novembre, ma non ho mai lasciato Gaza, i \u201cmiei\u201d bambini, le persone che conosco, i luoghi dove per 20 anni ho costruito e sviluppato progetti. Vedere le immagini dei massacri, i bambini stesi sui pavimenti degli ospedali in attesa di cure, le immagini di distruzione della struttura sanitaria del Palestinina Medical Relief Society dove alloggiavo durante le mie missioni e dove tanti civili venivano per le cure e la prevenzione; la devastazione dello Shifa hospital dove ero di \u201ccasa\u201d al pronto soccorso, nel reparto di maternit\u00e0 e neonatale e dove abbiamo fornito letti, incubatrici, ecografi grazie al sostegno dei nostri donatori\u2026 ecco, \u00e8 doloroso. Mi d\u00e0 la forza pensare ai \u201cmiei\u201d bambini che stanno lottando e resistendo. Quindi il mio impegno deve essere grande e diffuso.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-8667 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image009-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image009-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image009-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image009-160x160.jpg 160w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image009-320x320.jpg 320w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image009.jpg 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\"><\/p>\n<p><strong><em>Cos\u2019\u00e8 Hamas e che ruolo ha oggi a Gaza?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Hamas in arabo vuol dire \u201centusiasmo\u201d. \u00c8 un Movimento di Resistenza Islamico fondato nel 1987. Hamas \u00e8 considerata un\u2019organizzazione terroristica da Israele, Unione Europea, Usa, Canada, Giappone. Altri Paesi, come Australia e Regno Unito, considerano solo la sua ala militare, le brigate Ezzedin al-Qassam, come organizzazione terroristica. Lo scorso mese di febbraio il sottosegretario generale dell\u2019Onu per gli Affari umanitari, Martin Griffiths, ha dichiarato:<em> \u201cPer noi Hamas non \u00e8 un gruppo terroristico, come sapete, \u00e8 un movimento politico<\/em>\u201d. Hamas \u00e8 un\u2019organizzazione complessa composta da diversi\u00a0organi con funzioni politiche, militari e sociali, come lo sono anche altre fazioni politiche palestinesi.\u00a0Nel 2006 Hamas ha vinto le elezioni politiche nei Territori Occupati e nella striscia di Gaza. Una vittoria elettorale non riconosciuta dall\u2019Europa, Stati Uniti e Israele che ha portato in carcere gli eletti di Hamas che stavano nei territori occupati. Hamas ha tenuto il controllo nella sola Gaza e nel 2007 Israele l\u2019ha messa sotto assedio. Il Movimento di Resistenza Islamico \u00e8 sostenuto finanziariamente da alcuni Paesi arabi: Qatar, Siria, Iran.\u00a0Negli ultimi 17 anni Hamas ha gestito nella striscia di Gaza programmi sociali, sostenuto e ampliato strutture sanitarie ed educative guadagnando popolarit\u00e0 nella societ\u00e0 palestinese.<\/p>\n<p>Oggi il progetto di Hamas, dopo la revisione, nel 2017, dello statuto costitutivo, \u00e8 quello di costringere lo Stato ebraico a ritirarsi dai territori occupati nel 1967 per costituire uno Stato di Palestina.<\/p>\n<p>La sfida di Hamas oggi \u00e8 quella di essere riconosciuto come soggetto politico accreditato alle trattative.<\/p>\n<p><strong><em>La popolazione di Gaza cosa pensa di Hamas?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Dal 7 ottobre scorso la propaganda israeliana vuole Hamas che si fa scudo dei civili di Gaza. Ma la realt\u00e0 \u00e8 altra: i combattenti di Hamas conoscono capillarmente il territorio della striscia di Gaza, punti di forza e fragilit\u00e0, mentre Israele fin dalle prime ore del 7 ottobre scorso ha bombardato indiscriminatamente il territorio, mercati, scuole, ospedali, abitazioni, massacrando i civili alla ricerca \u201ccieca\u201d di obiettivi militari. Il recente sondaggio, dello scorso mese di gennaio, condotto dal Palestinian Center for Policy and Survey Research (Centro Palestinese per le Politiche e le Ricerche) in Cisgiordania e Gaza, ha rivelato che il sostegno al Movimento di Hamas \u00e8 ancora forte: \u201c<em>Il sostegno all\u2019offensiva di Hamas del 7 ottobre rimane alto, quanto tre mesi fa<\/em>\u201d. Quasi il 60% degli intervistati di Gaza ritiene che \u201c<em>Hamas manterr\u00e0 il controllo della Striscia di Gaza anche in futuro<\/em>\u201d. Secondo il sondaggio, \u201c<em>la soddisfazione nei confronti di Hamas resta molto alta. Al contrario, quella nei confronti di Al Fatah \u00e8 molto bassa\u201d.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Qual \u00e8 la situazione delle donne in Palestina? Come era prima della guerra?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Sono diversi i fattori di discriminazione delle donne in Palestina, a partire dalla predominanza di leggi e legislazioni obsolete e dall\u2019assenza di una legge sulla protezione della famiglia e di un sistema di protezione completo per le vittime di violenza di genere. Un impatto negativo sulla vita di tutti i palestinesi, in particolare delle donne e delle ragazze. L\u2019Osservatorio nazionale per la violenza contro le donne, di cui fanno parte ufficialmente 18 ONG e istituzioni governative, sta dando un importante contributo allo sviluppo di piani per combattere la violenza contro le donne, frutto del patriarcato prodotto del pensiero maschilista dominante. Ma se questo vale nella \u201cquotidianit\u00e0\u201d delle donne colpite da diseguaglianza sociale e di genere, gli effetti pi\u00f9 drammatici le donne li subiscono in tempo di aggressioni armate, quando vengono separate dai loro compagni e dai figli. Devono fare i conti con povert\u00e0 e altre sofferenze a volte non raccontate, ma che storicamente sono parte integrante di tutti i conflitti. Nel corso degli ultimi 76 anni, l\u2019occupazione israeliana ha causato sofferenze e determinato una condizione particolare per le donne palestinesi, che per generazioni \u00a0hanno affrontato avversit\u00e0, stress e paura. Anche per questo la loro condizione le vede escluse e intrappolate in un ciclo di violenze dirette e indirette. La donna palestinese deve subire l\u2019aggressione di Israele e contemporaneamente deve confrontarsi con una societ\u00e0 conservatrice e patriarcale. Sofferenze che portano depressione e profondo senso di disperazione. Oggi a Gaza le donne insieme ai bambini costituiscono circa il 70% dei morti e le donne uccise appartengono a tutte le categorie sociali: giornaliste, medici, dipendenti delle Nazioni Unite e membri della societ\u00e0 civile. L\u2019ONU ha stimato che ogni ora vengono uccise due madri e ogni due ore ci sono sette vittime donne. Ho conosciuto donne e ragazze che, da quando sono nate, hanno affrontato prima di tutto il dramma e la violenza dell\u2019occupazione israeliana, che le ha costrette a vivere senza genitori, marito e figli.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-8666 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image013-300x225.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image013-300x225.png 300w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image013-1024x768.png 1024w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image013-768x576.png 768w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image013-1536x1152.png 1536w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image013-2048x1536.png 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\"><\/p>\n<p><strong><em>Le informazioni internazionali e nazionali su questa guerra rappresentano la realt\u00e0?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Nella Striscia di Gaza il giornalismo sta morendo, anche fisicamente. Dall\u2019inizio dell\u2019aggressione, il 7 ottobre scorso, sono 142 i giornalisti assassinati. Un crudele massacro sta avvenendo e nello spazio pubblico non si riesce a discuterne. Mancando i giornalisti, non c\u2019\u00e8 la narrazione dei fatti che ci possa quindi sottrarre da supposizioni, sospetti. Il \u201cpensiero comune\u201d trova spazio con accuse di presunte complicit\u00e0 con i \u201cterroristi di Hamas\u201d o addirittura di antisemitismo.\u00a0I giornalisti morti sono operatori dell\u2019emittente Al Jazeera, free lance, ragazzi e ragazze gazawi laureati alla facolt\u00e0 di comunicazione. Storie di giovani che rimarranno sconosciute, ignorate o dimenticate perch\u00e9 \u00e8 mancata l\u2019indignazione dei loro colleghi di altri Paesi. Solo la presenza di giornalisti-reporter pu\u00f2 documentare ci\u00f2 che avviene a Gaza, pena subire l\u2019univoca informazione delle veline dell\u2019esercito e governo israeliano. Lo abbiamo visto il 7 ottobre scorso quando informazioni diverse si sono rincorse sui fatti del giorno accaduti nei Kibbutz: decapitazioni di bambini, violenze, salvo smentite successive da parte degli stessi giornalisti dei giornali Haaretz<em>, <\/em>The Forward e <em>New York Times.<\/em><em> Nei mesi scorsi<\/em><em>,<\/em><em> l\u2019<\/em>Ordine Internazionale dei Giornalisti ha per ben due volte chiesto a Israele di poter arrivare nella striscia di Gaza, ma ha ricevuto il rifiuto della Corte Suprema israeliana. Questo fatto mina alla base il diritto all\u2019informazione.\u00a0Gli unici ammessi nel territorio di Gaza dopo il 7 ottobre sono\u00a0\u201c<em>embedded\u201d<\/em> <em>a<\/em>ll\u2019esercito israeliano. Questo implica accettare condizioni, come presentare il materiale ai militari prima della pubblicazione e non avere autonomia di movimento. Gli unici quindi che possono raccogliere informazioni e raccontare con le immagini quello che succede dentro la Striscia di Gaza sono i giornalisti che abitano sul territorio. Documentare-informare da Gaza vuol dire mettere a rischio la propria vita e anche quella dei familiari. I reporter palestinesi lavorano in condizioni difficili, sotto le bombe e spesso senza elettricit\u00e0, fatto questo che rende difficile l\u2019invio delle informazioni. I resoconti dei giornalisti di Gaza sono preziosi non solo perch\u00e9 fanno arrivare al mondo le voci degli abitanti della Striscia, ma anche perch\u00e9 sono uno strumento di resistenza, un modo per le persone di ritrovare una dignit\u00e0 e un senso in mezzo all\u2019orrore che stanno vivendo. Non ultimo, in violazione al diritto all\u2019informazione, il parlamento di Tel Aviv ha approvato, nei giorni scorsi, una legge che conferisce al governo la facolt\u00e0 di chiudere le \u201cvoci\u201d giornalistiche ritenute pericolose per la sicurezza nazionale. Nel mirino \u00e8 l\u2019emittente di Al Jazeera, una testata giornalistica internazionale che da anni fornisce notizie e informazioni in particolare sul mondo arabo, ma non solo, e che segue da vicino le vicende israelo-palestinesi. Al Jazeera potrebbe essere la prima di una lunga lista.<\/p>\n<p><strong><em>Hai ancora contatti diretti con alcuni abitanti di Gaza?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Alcuni contatti con i partner locali dei progetti sono attivi, ma con molte difficolt\u00e0, perch\u00e9 dal 7 ottobre scorso Israele ha interrotto le forniture di elettricit\u00e0 e bloccato l\u2019afflusso del carburante utile per i generatori. I contatti avvengono con scambi di messaggi WhatsApp, mi aggiornano sulla situazione e la loro condizione. Dei bambini inseriti nei progetti, sia di riabilitazione che di adozione a distanza, fino ad ora non abbiamo notizie. \u00c8 probabile che la maggior parte siano sfollati nelle tendopoli o nelle scuole Unrwa. I nostri collaboratori non sono in grado di raggiungerli, causa i continui attacchi e l\u2019esercito israeliano \u00e8 presente sul territorio con carri armati e cecchini. Quindi anche gli spostamenti sono difficili e pericolosi.<\/p>\n<p><strong><em>Oltre a Gaza puoi descriverci la situazione oggi in Cisgiordania?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Con la Risoluzione Onu n. 181 del 1948 \u00e8 stato creato lo Stato di Israele e si \u00e8 sancita cos\u00ec la spartizione del territorio della Palestina storica attribuendo il 56% del territorio a 600 mila ebrei e il rimanente 44% a 1.250.000 Palestinesi, e Gerusalemme sotto tutela internazionale.<\/p>\n<p>Come conseguenza 700 mila palestinesi sono stati espulsi dalla loro terra e dalle loro case, anche con la forza e il terrore. Lo storico israeliano Ilan Pappe, riferendosi ai fatti successivi alla Risoluzione Onu 181, parla di pulizia etnica.<\/p>\n<p>Oggi abbiamo quasi 5 milioni di rifugiati palestinesi dislocati in 58 campi \u00a0profughi tra la Giordania (1.967.414), Siria (467.417), Striscia di Gaza (1.172.929), Cisgiordania (771.143), Libano (421.993).<\/p>\n<p>La risoluzione Onu n. 194 del dicembre 1948 ha riconosciuto ai rifugiati il Diritto al Ritorno alle loro case, ma il Diritto al Ritorno resta ancora oggi per i Palestinesi una questione irrisolta.<\/p>\n<p>La \u201cGuerra dei sei giorni\u201d nel 1967 e la vittoria di Israele sulla coalizione di paesi arabi ha definito un nuovo assetto territoriale in Cisgiordania a favore di Israele. Da allora Israele sta continuando, attraverso l\u2019espulsione della popolazione palestinese, a occupare territorio, monopolizzando le risorse dell\u2019acqua e i terreni fertili. In Cisgiordania sono oltre 200 gli insediamenti costruiti sulla terra destinata ai Palestinesi. Vivono circa 700 mila coloni israeliani. Quotidiane sono le aggressioni armate alla popolazione palestinese sia da parte dell\u2019esercito israeliano che dei coloni. Nell\u2019anno 2023 i morti sono stati 467, di cui 259 uccisi dopo il 7 ottobre e 12.566 i feriti. I prigionieri oltre 7.000, di cui 2.070 in \u201cdetenzione amministrativa\u201d, un istituto che prevede la carcerazione a tempo indeterminato, senza processo e senza possibilit\u00e0 di difendersi da prove tenute segrete (dati della Ong israeliana per i diritti umani Ha Moked). Di questi prigionieri, circa 700 sono i minorenni sottoposti alla detenzione amministrativa.<\/p>\n<p>Un muro lungo 730 chilometri e la presenza di check point separano le citt\u00e0 palestinesi della Cisgiordania, dove vivono circa 3.250.000 persone, di cui il 50% sono bambini. Questa realt\u00e0 impedisce il libero movimento con gravi implicazioni sulla vita quotidiana.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-8670 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image005-300x225.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image005-300x225.png 300w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image005-1024x768.png 1024w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image005-768x576.png 768w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image005-1536x1152.png 1536w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image005-2048x1536.png 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\"><\/p>\n<p><strong><em>Anche in Palestina, oltre che in Ucraina, si stiano usando armi non riconosciute e non approvate dalla convenzione internazionale sulle armi non convenzionali. Puoi spiegarci come Israele riesca a continuare a usare a Gaza bombe illegali come quella al fosforo?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel corso dell\u2019aggressione Piombo Fuso, 27.12.2008-18.1.2009, Israele aveva utilizzato bombe al fosforo bianco, arma letale, devastante e proibita. Diverse le testimonianze, prove e denunce, ma non sono mai stati aperti procedimenti nei confronti di Israele e applicate sanzioni. Chi sta negli ospedali durante le aggressioni si trova a esaminare le ferite che deve curare. Nell\u2019aggressione in corso, i medici chiedono di fare luce sull\u2019utilizzo di alcuni armamenti. Devono curare ustioni presenti su oltre il 50% corpo, pur in assenza \u00a0di altre significative \u00a0ferite;\u00a0 questo elemento indica l\u2019uso di bombe progettate per incendiarie o distruggere con il fuoco. Il ferito per l\u2019utilizzo di bombe al fosforo bianco presenta bruciature delle parti di tessuto molle e poi necrosi ossea. Il fosforo bianco prende <strong>fuoco spontaneamente a contatto con l\u2019aria<\/strong> e, successivamente all\u2019esplosione, si\u00a0<strong>vaporizza nell\u2019ambiente sotto forma di gas<\/strong>, e pu\u00f2 quindi essere inalato, provocando effetti devastanti per la salute dell\u2019uomo e sull\u2019ambiente. A Gaza il diritto internazionale viene calpestato perch\u00e9 Israele lancia attacchi indiscriminati contro i civili con l\u2019utilizzo di bombe incendiarie proibite e non rispetta il Protocollo III della Convenzione di Ginevra del 1980. Alcuni feriti presentano nette e orribili amputazioni dovute all\u2019uso dei missili R9X Hellfire. Un\u2019arma relativamente nuova nell\u2019arsenale americano, venduta a Israele, e praticamente unica. Non contiene alcun tipo di esplosivo ma \u00e8 munita di lame rotanti che vengono scagliate al momento dell\u2019esplosione. La bomba a fl\u00e9chette al momento dell\u2019esplosione rilascia migliaia di freccette d\u2019acciaio, di circa 3cm., che al contatto col corpo penetrano al suo interno, producendo lesioni gravi. In alcuni casi, possono penetrare cos\u00ec profondamente da passare attraverso le ossa. \u00c8 forse la bomba che da pi\u00f9 anni l\u2019esercito israeliano utilizza contro i civili di Gaza e della Cisgiordania.<\/p>\n<p>A oggi, l\u2019esercito israeliano ha attaccato la striscia di Gaza con oltre 60.000 tonnellate di bombe. Una bomba atomica a \u201crate\u201d. Il silenzio della Comunit\u00e0 Internazionale sull\u2019utilizzo da parte di Israele di bombe non convenzionali gli ha dato il semaforo verde per continuare.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-8669 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image007-300x225.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image007-300x225.png 300w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image007-1024x768.png 1024w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image007-768x576.png 768w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image007-1536x1152.png 1536w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image007-2048x1536.png 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\"><\/p>\n<p><strong><em>I paesi confinanti come sono influenzati dal conflitto in atto? La loro economia viene intaccata da esso?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019attacco di Hamas dello scorso 7 ottobre non ha visto delle ferme condanne dai Paesi Arabi, ma solo auspici di una generica cessazione della violenza. La situazione \u00e8 piuttosto complessa e articolata. Nello scenario politico si deve tenere presente che nel 2020 Marocco, Emirati Arabi e Bahrein hanno firmato con Israele gli Accordi di Abramo e la questione palestinese \u00e8 rimasta fuori dagli Accordi. L\u2019Arabia Saudita da tre anni viene indicato come il prossimo Paese\u00a0 a \u201cnormalizzare\u201d i propri rapporti con Israele; Egitto e Giordania si sono limitati a denunciare i gravi rischi di una possibile escalation militare. Qatar, Kuwait e Lega Araba (organizzazione che riunisce alcuni paesi del Nordafrica e quelli della Penisola Araba) hanno invece indicato in Israele e nelle sue politiche oppressive verso i palestinesi la causa dell\u2019attacco del 7 ottobre. L\u2019ago della bilancia resta il Qatar, da sempre sostenitore del Movimento di Resistenza Islamico che sta al momento tenendo le redini degli incontri per un cessate fuoco. Il Qatar da sempre mantiene rapporti e finanzia Hamas, ma ha anche relazioni diplomatiche-politiche con Israele. La perdita di vite umane, l\u2019estensione della distruzione di infrastrutture e abitazioni, la riduzione della filiera della produzione hanno determinato effetti devastanti per l\u2019economia Palestinese. E la povert\u00e0 gi\u00e0 presente \u00e8 destinata ad aumentare, tutto dipende dall\u2019intensit\u00e0 e dal protrarsi del conflitto. Quale sar\u00e0 l\u2019esito l\u2019economico lo possiamo in parte gi\u00e0 vedere e ne sono coinvolti i Paesi dell\u2019area mediorientale e non solo. L\u2019impatto significativo del conflitto\u00a0deriva innanzitutto dalla rilevanza economica rappresentata dal petrolio e dal gas, di cui l\u2019area mediorientale \u00e8 tra le pi\u00f9 ricche al mondo. Quindi l\u2019Europa, come il resto dei Paesi dipendenti dalle forniture di petrolio-gas dal Medioriente, si trova a dover affrontare nuove strategie energetiche dovendo prendere in considerazione la possibilit\u00e0 di una espansione delle energie rinnovabili. Altra situazione che contribuisce alla crisi economica \u00e8 la presenza degli Houthi dello Yemen che con i loro interventi armati rallentano e in alcuni casi bloccano nel Mar Rosso le navi mercantili dirette in Israele. Questa azione degli Houthi \u00e8 una forma di ritorsione e pressione contro i bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza. Gli Stati Uniti, con la missione navale internazionale Prosperity Guardian formata da numerosi Paesi tra cui l\u2019Italia, stanno operando per garantire sicurezza e libert\u00e0 di navigazione nel Mar Rosso, per il normale funzionamento del commercio globale. Ritardi nell\u2019arrivo delle navi-merci oppure l\u2019obbligo di dover circumnavigare l\u2019Africa per arrivare in Europa ha portato come conseguenza l\u2019aumento sul mercato dei prezzi dei beni di consumo. In Israele gli interventi militati hanno dato stimolo all\u2019incremento della spesa pubblica nel campo militare. Il governo israeliano \u00e8 stato costretto ad aggiungere alle circa 170.000 unit\u00e0 regolarmente arruolate, pi\u00f9 di 350.000 riservisti sottraendoli quindi alla forza lavoro. Ci\u00f2 comporter\u00e0 a breve che molti settori dell\u2019economia israeliana si troveranno a fare i conti con una carenza di forza lavoro. Inoltre, non va dimenticato che una parte dei lavoratori nei settori dell\u2019agricoltura e dell\u2019edilizia, circa 18.000, era rappresentata da palestinesi con permessi di lavoro dalla striscia di Gaza, e che oggi non sono pi\u00f9 attivi.<\/p>\n<p>Ma nel disastro economico che il conflitto sta portando ci sono altri elementi di squilibrio da tenere presenti: climatici e migratori. Lo studio pubblicato lo scorso mese di gennaio\u00a0\u201cA Multitemporal Snapshot of Greenhouse Gas Emissions from the Israel-Gaza Conflict\u201d, evidenzia che <em>\u201cLe emissioni previste per i primi 60 giorni della guerra Israele-Gaza erano maggiori delle emissioni annuali di 20 singoli Paesi e Territori. Lo studio si basa per\u00f2 solo su una parte\u00a0 di attivit\u00e0 ad alta intensit\u00e0 di carbonio ed \u00e8 quindi probabilmente una notevolmente sottostima del reale costo climatico che per\u00f2, anche cos\u00ec, nei primi 60 giorni di guerra equivaleva alla combustione di almeno 150.000 tonnellate di carbone.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Studi successivi hanno preso in considerazione anche il calcolo delle emissioni derivanti dalla ricostruzione degli oltre 100.000 edifici danneggiati\u00a0di Gaza e hanno evidenziato che verranno prodotti almeno 30 milioni di tonnellate di Gas Serra.<\/p>\n<p>Oggi dei circa 25,4 milioni di profughi presenti nel mondo, la met\u00e0 proviene\u00a0<strong>da tre Paesi<\/strong>:\u00a0<strong>Siria<\/strong>,\u00a0<strong>Afghanistan e Sud Sudan<\/strong>. L\u2019altra met\u00e0 dei profughi proviene soprattutto dal Corno d\u2019Africa. I flussi migratori sono legati a\u00a0<strong>situazioni contingenti<\/strong>\u00a0o a conflitti. Dati ufficiali di \u201cuscite\u201d dalla striscia di Gaza ancora non ci sono, ma si pu\u00f2 pensare che almeno 100.000 civili abbiano lasciato la striscia. La possibilit\u00e0 per i Palestinesi che hanno lasciato Gaza \u00e8 il ricongiungimento con famigliari che vivono in Europa, in Canada e U.S.A.. Sono questi i Paesi dove ci sono significative presenze di comunit\u00e0 Palestinesi. Certamente l\u2019incremento della migrazione comporter\u00e0 uno sbilanciamento economico dei Paesi di accoglienza, ma la sfida che questo ennesimo conflitto ci sta dando \u00e8 quello di promuovere la voce dei palestinesi, sostenere i loro diritti calpestati dalle continue aggressioni e violenze. Valorizzare la loro presenza e il contributo che ognuno di loro potr\u00e0 portare. In sintesi, facciamo nostro il diritto umanitario per contrastare chi la guerra la causa e determinare le condizioni perch\u00e9 i Palestinesi possano tornare in libert\u00e0 nella loro terra.<\/p>\n<p><strong><em>Come vede il futuro di questa guerra?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019odierna situazione politica non sembra dare prospettive per una risoluzione a breve del conflitto in corso. Dovremo fare i conti con ancora tanti altri morti, feriti e distruzione. Di certo la questione palestinese non si risolver\u00e0 neppure dopo la fine del conflitto, troppi gli interessi politici ed economici dell\u2019area coinvolta. Mi auguro si apra un percorso di pace e che il fulcro siano i diritti universali. Il futuro \u00e8 comunque abbastanza oscuro: dopo una guerra, nel nostro caso aggressione, risollevare la popolazione dalle esperienze passate \u00e8 difficile. Un rapporto delle Nazioni Unite del 2012 dichiarava Gaza a rischio di invivibilit\u00e0 entro il 2020. Proviamo a pensare cosa \u00e8 oggi. Non ci troviamo di fronte solo a una questione economica, di ricostruzione case e infrastrutture. Questa aggressione lascer\u00e0 donne, uomini e soprattutto bambini con gravi conseguenze sulla salute mentale, una sofferenza collettiva a lungo termine.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>Quali sono stati i momenti pi\u00f9 significativi o toccanti che hai vissuto durante la tua esperienza nella striscia di Gaza?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Tanti i momenti che mi hanno \u201csegnato\u201d e cambiato. Nelle prime esperienze in Cisgiordania, ai check point ho visto giovani soldati israeliani, ragazze e ragazzi con obbligo leva dai 18 ai 21 anni con l\u2019apparecchio ortodontico in bocca che mi puntavano un fucile obbligandomi in coda con decine di donne uomini e bambini, per i controlli. I primi bambini visitati nel centro di rianimazione allo Shifa Hospital avevano perso le gambe nel corso di un attacco dei carri armati israeliani mentre erano in un campo di fragole a fare la raccolta. Questi 3 ragazzini tra i 12 e 13 anni, sono entrati nel progetto di adozione a distanza di Gazzella. Li ho visti crescere, fare riabilitazione e si sono sposati. Nei pronto soccorso degli ospedali durante gli attacchi i feriti arrivano numerosi e i letti a disposizione sono subiti occupati. Tanti vengono sistemati sul pavimento e il sangue \u00e8 ovunque. All\u2019obitorio ho visto bambini con parti del corpo mancanti. A una ragazzina, in un pronto soccorso affollato, suturavano la ferita alla testa. Quando ha visto che la stavo riprendendo, si \u00e8 messa la mano sulla bocca per non far sentire i geniti di dolore. Alle manifestazioni della Grande Marcia del Ritorno a migliaia i palestinesi sfilavano pacificamente e chiedevano la fine dell\u2019assedio. L\u2019esercito israeliano in risposta sparava sui dimostranti. Abbiamo raccolto sulle ambulanze ragazzini con convulsioni, dovute ai gas lacrimogeni, feriti e morti. Il 7 ottobre scorso ero a Gaza e ho vissuto fino al 1 novembre sotto le bombe con i Palestinesi. Le tante esperienze vissute contribuiscono tutte a farmi restare ferma sul rifiuto di chi calpesta i diritti e non ha rispetto della vita.<\/p>\n<p>Non posso per\u00f2 non tornare al giorno che sono uscita dalla striscia di Gaza, il 1 novembre scorso. Sentimenti ed emozioni: il desiderio di rassicurare con il mio rientro la mia famiglia e le persone che mi vogliono bene, ma il dolore, grande, di lasciare le persone amiche, i bambini.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-8671 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image011-min-300x225.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image011-min-300x225.png 300w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image011-min-1024x768.png 1024w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image011-min-768x576.png 768w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image011-min-1536x1152.png 1536w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image011-min-2048x1536.png 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\"><\/p>\n<p><strong><em>Cosa possiamo fare noi qui per esprimere il nostro sconcerto su questo conflitto?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Studiare, informarvi, approfondire. Confrontatevi soprattutto nelle diversit\u00e0. Non lasciate che sia il \u201cpensiero comune\u201d quello debole, superficiale, banale, vuoto, approssimativo che mette in luce o evidenzia solo alcuni aspetti. Non cercate di \u201cessere\u201d o \u201cstare\u201d con il pensiero \u201cpi\u00f9 comodo\u201d o del \u201cpresunto vincente\u201d. Adesso la soluzione del conflitto a Gaza \u00e8 un cessate il fuoco permanente, ma non \u00e8 sufficiente. Per ragioni anagrafiche siete voi che scriverete la storia e costruirete nuove situazioni. Credo che pi\u00f9 forte e pi\u00f9 solido sar\u00e0 il vostro pensiero, pi\u00f9 efficace sar\u00e0 la vostra azione. Fermare l\u2019economia della guerra e dei conflitti vuol dire ripensare un nuovo modello di produzione, che non siano gli armamenti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-8665 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image015-min-300x225.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image015-min-300x225.png 300w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image015-min-1024x768.png 1024w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image015-min-768x576.png 768w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image015-min-1536x1152.png 1536w, https:\/\/www.einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/sites\/7\/2024\/05\/image015-min-2048x1536.png 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\"><\/p>\n<p><strong><em>Cosa sperano i bambini di Gaza?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>I bambini di Gaza chiedono la fine del conflitto, di tornare nelle loro case e a scuola, di tornare a giocare con gli amici.\u00a0Nonostante la loro drammatica quotidianit\u00e0, esprimono una grande capacit\u00e0 di immaginare un futuro di normalit\u00e0, di affetti, di relazioni. Loro che da oltre 6 mesi stanno cercando di sopravvivere a bombe e proiettili, alla paura di perdere i propri cari mentre sono costretti a fuggire attraverso strade disseminate cadaveri. Penso ci stiano dando un grande insegnamento.<\/p>\n<p><strong>Intervista a cura della classe 5^I<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A seguito di un lavoro di approfondimento sul conflitto Israelo-Palestinese svolto con la prof.ssa Viviana Di Marco, i ragazzi della classe 5 I hanno avuto l\u2019opportunit\u00e0 di confrontarsi, grazie al contatto di un compagno,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":230,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6,12],"tags":[],"class_list":["post-231","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-incontri","category-riflessioni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/231","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=231"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/231\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":415,"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/231\/revisions\/415"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/media\/230"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=231"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=231"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=231"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}