{"id":1159,"date":"2023-02-01T12:00:00","date_gmt":"2023-02-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/sul-celebrare-il-giorno-della-memoria-che-cosa-fare-in-classe-il-e-del-27-gennaio\/"},"modified":"2026-09-18T10:21:16","modified_gmt":"2026-09-18T10:21:16","slug":"sul-celebrare-il-giorno-della-memoria-che-cosa-fare-in-classe-il-e-del-27-gennaio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/sul-celebrare-il-giorno-della-memoria-che-cosa-fare-in-classe-il-e-del-27-gennaio\/","title":{"rendered":"SUL CELEBRARE IL GIORNO DELLA MEMORIA. Che cosa fare in classe il \u2013 e del \u2013 27 gennaio?"},"content":{"rendered":"<p>\u00a0<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-7136 wp-image-1160\" src=\"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/WhatsApp-Image-2023-02-01-at-14.12.02-720x340-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\"><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Desidero cominciare queste righe dalla resa di un sentimento di imbarazzo: il mio, di docente \u2013 per giunta di Lingua e letteratura italiana e Storia \u2013 conseguente alla decisione di dedicare doverosamente (e, beninteso, del tutto convintamente) le lezioni del 27 gennaio scorso ai temi del Giorno della Memoria. L\u2019imbarazzo deriva dalla previsione del fatto che le studentesse e gli studenti finirebbero per ricavare un\u2019impressione (che forse, francamente, in una certa misura sperimento anche io) di retorica polverosit\u00e0, o persino di stanca scontentezza, dalla proposta, o almeno dal mio eventuale ricorso al consueto repertorio di strumenti: immagini, testi, racconti, film (da <\/span><em><span style=\"font-weight: 400\">Schindler\u2019s List<\/span><\/em><span style=\"font-weight: 400\">, a <\/span><em><span style=\"font-weight: 400\">La vita \u00e8 bella<\/span><\/em><span style=\"font-weight: 400\">, passando da <\/span><em><span style=\"font-weight: 400\">Il bambino con il pigiama a righe<\/span><\/em><span style=\"font-weight: 400\">). Il limite \u2013 voglio sottolinearlo con forza \u2013 non \u00e8 interno a questi oggetti culturali ed estetici; ognuno dei quali \u2013 opportunamente interrogato \u2013 \u00e8 in grado di esprimere una potenza significante ed emotiva sempre impressionante. Essi tuttavia (\u00e8 una mia, ma credo da molti condivisa, sensazione a pelle) sono con il tempo caduti vittime del tipico processo di insistente ripetizione e di conseguente noiosa banalizzazione di tutto ci\u00f2 che \u2013 per propria sfortuna \u2013 diventa funzionale alla celebrazione delle cosiddette feste comandate; per chiarire: vedere nella giornata di cui stiamo parlando i palinsesti televisivi riorganizzati intorno ai titoli di film che ho citato prima, e le home page dei giornali on line virare \u2013 sostanzialmente nelle stessa maniera ogni anno \u2013 verso il colore seppia delle fotografie dei famosi treni merci comincia a sapere, o sa gi\u00e0 da un po\u2019 di tempo, di una cosa che si fa perch\u00e9 va fatta; e domani si ripone tutto in soffitta fino all\u2019anno prossimo, come accade con le decorazioni natalizie, che proprio da poche settimane abbiamo sgombrato dalle nostre case (e che, diciamocelo, durano una vita e talvolta, a guardarle bene, possono apparirci improvvisamente invecchiate e fuori moda). Potremmo ricorrere \u2013 per esemplificare questo processo \u2013 anche all\u2019esempio di quei grandi romanzi che contengono le tensioni, nel bene o nel male, del vivere umano; ma che \u2013 magari per il fatto di essere stati letti per la prima e magari anche per la seconda volta come compito nelle estati dai dodici anni in poi \u2013 finiscono per essere inseriti dai potenziali (e mai compiuti) futuri lettori nell\u2019armadio virtuale delle \u201crotture di \u2026\u201d (ciascuno scelga liberamente l\u2019oggetto della rottura).<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_7127\" style=\"width: 257px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-7127\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-7127 wp-image-4981\" src=\"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/articolo_sul_celebrare_la_giornata_della_memoria_czeslawa_kwoka_Wilhelm_Brasse-247x300-1.jpg\" alt=\"\" width=\"247\" height=\"300\"><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-7127\" class=\"wp-caption-text\">foto della giovane prigioniera Czeslawa Kwoka scattata da Wilhelm Brasse<\/p>\n<\/div>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Quest\u2019anno \u2013 2023 \u2013 mi viene in aiuto, per dare corpo a questi pensieri e in fin dei conti a dare legittimit\u00e0 a queste sensazioni di cui un po\u2019 mi vergogno, una voce alta e autorevole: quella della senatrice e testimone della <\/span><i><span style=\"font-weight: 400\">shoah<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400\"> Liliana Segre: \u201cBasta con questi ebrei, che cosa noiosa\u201d. <a href=\"https:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/cronaca\/2023\/01\/23\/giorno-memoria-segre-gente-dice-basta-con-questi-ebrei_9efa3955-f1dc-4463-82b0-07e4f41d89c5.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Lo dice, dando voce a un timore, lei stessa.<\/a><\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-7128 wp-image-4982\" src=\"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Pietre-dinciampo-Roma-300x200-1.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\"><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">E dunque, che cosa fare in classe in questo \u2013 e di questo \u2013 27 gennaio? Faccio la scelta che mi mette pi\u00f9 a mio agio: non bluffare (cosa che verrebbe rapidamente smascherata), ma piuttosto esporre agli studenti i miei dubbi intorno <\/span><em><span style=\"font-weight: 400\">non<\/span><\/em><span style=\"font-weight: 400\"> al senso della giornata, ma alla modalit\u00e0 di celebrazione. Comincio proiettando sulla lavagna l\u2019articolo con la pessimistica battuta di Liliana Segre. Ed ecco che \u2013 autorizzate dalla mia introduzione e, ancora di pi\u00f9, dal suo autorevole parere \u2013 anche dai banchi delle studentesse e degli studenti iniziano ad alzarsi simili o ulteriori considerazioni intorno alla sempre minore messa a fuoco del significato e del valore della Giorno della Memoria. Da qui, arrivare alle vere e proprie dichiarazioni di disinteresse o persino di fastidio da parte di alcuni (il cui esercizio di franchezza ha dato un contributo molto grande alla lezione-discussione in corso) nei confronti di questa ricorrenza il passo \u00e8 stato breve. Un sintetico campionario di quanto raccolto: \u201cS\u00ec, ma prof, sempre la solita storia\u201d, \u201cHo gi\u00e0 visto \u2013 tra medie e superiori \u2013 il tale film cinque volte\u201d, \u201cLa <\/span><em><span style=\"font-weight: 400\">shoah<\/span><\/em><span style=\"font-weight: 400\"> \u00e8 stata una tragedia, ma \u00e8 storia passata, alla quale sono seguite altre tragedie: quindi anche basta, so gi\u00e0 tutto\u201d, \u201cPerch\u00e9 dobbiamo ricordare proprio questo sterminio e non altri?\u201d, \u201cIn fin dei conti, con tutto il rispetto, non riesco a empatizzare fino in fondo con gli ebrei di quell\u2019epoca: io non lo sono e vivo nel presente\u201d. Poi un\u2019ulteriore domanda, che mi d\u00e0 l\u2019occasione di fare il passo successivo che avevo intenzione di compiere: \u201cMa prof, questa [indicando la fotografia della senatrice Segre rimasta visibile sulla lavagna] che cosa ci vuole dire?\u201d.<\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-7123 wp-image-4983\" src=\"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/560x315_gettyimages-1157963584-300x169-1.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\"><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">Questa domanda centra \u2013 a mio avviso \u2013 il nodo cruciale: che cosa si vuole, e anche noi docenti, che cosa vogliamo dire nello spazio dedicato alla memoria dalla <\/span><em><span style=\"font-weight: 400\">shoah<\/span><\/em><span style=\"font-weight: 400\">? D\u2019istinto mi rispondo: qualcosa che si innalza da quel drammatico scampolo di storia del XX secolo, e va al di l\u00e0 del tempo e dello spazio, e cos\u00ec si attualizza; per parlare dell\u2019uomo, della sua identit\u00e0 visibile e dei suoi abissi. Siamo nel perimetro di quelle cose che, a mio parere, la parola letteraria (mi scuso per la deformazione professionale) riesce a dire meglio rispetto ad altre modalit\u00e0 di comunicazione. E in questa direzione avevo cercato. A questo punto, un apparente paradosso. La risposta arriva da un altro di quegli oggetti culturali maneggiati talmente tante volte da apparire usurati, gi\u00e0 visti e rivisti: <\/span><em><span style=\"font-weight: 400\">Se questo \u00e8 un uomo<\/span><\/em><span style=\"font-weight: 400\"> di Primo Levi (il discorso sul torto fatto a questo grande autore di letteratura attraverso la sua \u201criduzione\u201d a semplice memorialista andr\u00e0 fatto in un\u2019altra circostanza). Trovo ci\u00f2 che cerco non proprio all\u2019interno del libro, ma sulla sua soglia, in quella paginetta introduttiva (che spesso si salta) redatta da Levi per chiarire in anticipo le intenzioni sottese alla propria scrittura. Quel breve testo, insomma, che comincia con: <\/span><em><span style=\"font-weight: 400\">Per mia fortuna sono stato deportato ad Auschwitz solo nel 1944<\/span><\/em><span style=\"font-weight: 400\">, in cui l\u2019uso della parola \u2018fortuna\u2019 \u00e8 talmente scioccante da lasciare intendere che nelle righe successive si annidi qualcosa di pi\u00f9 di una semplice noterella introduttiva.<\/span><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-7124 wp-image-4984\" src=\"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/af927d2b4f-194x300-1.jpg\" alt=\"\" width=\"194\" height=\"300\"><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">E infatti, poco sotto: <\/span><em><span style=\"font-weight: 400\">questo mio libro, in fatto di particolari atroci, non aggiunge nulla a quanto \u00e8 ormai noto ai lettori di tutto il mondo<\/span><\/em><span style=\"font-weight: 400\">. Questo dice Primo Levi \u2013 sottolineo: lo dice Primo Levi \u2013 all\u2019avvento degli anni Cinquanta del Novecento, all\u2019epoca della pubblicazione del romanzo. Ne traggo la conferma che oggi, nel 2023, \u00e8 da un lato assolutamente necessario tramandare la storia di quegli accadimenti; ma che, dall\u2019altro, il continuo ripasso \u2013 a cui a volte capita di ridurre la funzione della Memoria \u2013 di questo capitolo di storia non sembra un compito poi cos\u00ec necessario. C\u2019\u00e8 infatti una possibilit\u00e0 molto pi\u00f9 carica di valore, indicata dallo stesso Levi che prosegue presentando il suo libro come funzionale a <\/span><em><span style=\"font-weight: 400\">uno studio pacato di alcuni aspetti dell\u2019animo umano<\/span><\/em><span style=\"font-weight: 400\">. Siamo finalmente entrati nella dimensione di riflessione universale (e quindi anche attualizzante, e che coinvolge ciascuno di noi) a cui sempre vorremmo arrivare accostandoci a questi temi. <\/span><em><span style=\"font-weight: 400\">A molti, individui o popoli, pu\u00f2 accadere di ritenere, pi\u00f9 o meno consapevolmente, che \u201cogni straniero \u00e8 nemico\u201d<\/span><\/em><span style=\"font-weight: 400\">: a molti, pu\u00f2 accadere. <\/span><em><span style=\"font-weight: 400\">Per lo pi\u00f9 questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente<\/span><\/em><span style=\"font-weight: 400\">: altrove Levi rifiuta l\u2019etichetta del profeta, e condividendo il suo sguardo illuminista ci associamo a lui, limitandoci ad accogliere come una proficua coincidenza la similitudine con la malattia infettiva, che a noi oggi pu\u00f2 parlare con particolare efficacia. Il virus dunque c\u2019\u00e8, entra nel corpo, si annida; potrebbe rimanere l\u00ec fermo, inerte, a lungo, forse per sempre. Dunque ne ignoriamo la presenza. Ma c\u2019\u00e8. E, per la verit\u00e0, non \u00e8 proprio del tutto invisibile: <\/span><em><span style=\"font-weight: 400\">si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all\u2019origine di un sistema di pensiero<\/span><\/em><span style=\"font-weight: 400\">. Il darsi dell\u2019handicappato, o del \u201cmongolo\u201d tra compagni di squadra per un passaggio sbagliato (a me \u00e8 personalmente capitato di sentire ancora la stessa parola \u2018ebreo\u2019); il deridere una persona che si sa o che si ritiene essere omosessuale (quante volte un docente sente, nell\u2019arco di una sola giornata, pronunciare la parola \u2018frocio\u2019 nei corridoi scolastici, e poi sentirsi rispondere \u2013 dopo avere reagito \u2013 che \u201cdiciamo per scherzare\u201d?); il mugugnare al banco del bar, tra conoscenti o persino tra estranei, al passaggio di un uomo o di una donna neri, o orientali, o abbigliati secondo i canoni di un credo religioso ancora considerato altro da quello pi\u00f9 tipicamente locale. Rispetto a tutto ci\u00f2 Primo Levi \u00e8 lucido, misurato nella reazione: dal giorno successivo non comincer\u00e0 una nuova <\/span><em><span style=\"font-weight: 400\">shoah<\/span><\/em><span style=\"font-weight: 400\">. Ma il virus c\u2019\u00e8, e occorre sorvegliarlo: sappiamo ormai bene che anche il caso del soggetto asintomatico, ma positivo alla rilevazione del virus, deve suscitare un\u2019attenzione. Perch\u00e9, quando \u2013 riprendendo le parole di Levi \u2013 i singoli atti si allineano in un sistema di pensiero, <\/span><em><span style=\"font-weight: 400\">quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso \u00e8 il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finch\u00e9 la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano<\/span><\/em><span style=\"font-weight: 400\">. Difficile dirlo pi\u00f9 chiaramente: anche i sintomi pi\u00f9 modesti \u2013 i quali senz\u2019altro conosciamo anche nella nostra esperienza attuale \u2013 potrebbero, per quanto in maniera non frequente \u2013 virare in malattia; e poi in epidemia. Per questo <\/span><em><span style=\"font-weight: 400\">la storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo<\/span><\/em><span style=\"font-weight: 400\">.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_7125\" style=\"width: 235px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-7125\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-7125 size-medium wp-image-4985\" src=\"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/articolo_sul_celebrare_la_giornata_della_memoria_Primo_Levi-225x300-1.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\"><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-7125\" class=\"wp-caption-text\">Primo Levi<\/p>\n<\/div>\n<p><span style=\"font-weight: 400\">E dunque, per tornare alla domanda di partenza, che cosa dire, e che cosa fare dire alla Storia nella Giorno della Memoria. Dal testo di Primo Levi ricavo questa indicazione: conosciuta la Storia (che \u00e8 un fatto necessario che non intendo sminuire) non sembra necessario avvitarsi su di essa in maniera ripetitiva; occorre piuttosto illuminarne quei tratti che riguardano la vicenda umana in generale, non temendo di riconoscerne le tracce nel presente. Andare fisicamente nei luoghi della memoria, vedere il proprio piede calcare il legno dei vagoni e accostarsi al metallo delle pietre d\u2019inciampo, ciascuno con la percezione di s\u00e9 e dei fenomeni del presente, potrebbe ad esempio produrre cortocircuiti di significati inaspettati, ma di certo efficaci (come ho visto accadere in molti lavori svolti nella nostra stessa scuola, in cui la voce o la penna delle studentesse e degli studenti mi \u00e8 sembrata produrre un collegamento tra Storia remota e sensibilit\u00e0 individuale e presente). Non avrei, inoltre e infine, timore \u2013 n\u00e9 come cittadino, n\u00e9 come insegnante \u2013 a esplicitare i parallelismi: quanto sarebbe potente, all\u2019interno del Memoriale delle Shoah o di fronte alla casa di una famiglia deportata, ascoltare dopo le testimonianze di allora quella di una persona disabile bullizzata, di una persona migrante condannata al ruolo di perenne straniera, di una persona o di una coppia omosessuale a cui \u00e8 stato negato l\u2019affitto di un appartamento, di un giovane o di una giovane rom isolato come se fosse lui un untore. E naturalmente sarebbe ancora ugualmente potente riascoltare le parole dei testimoni delle deportazioni di allora, rivedere le fotografie in bianco e nero dei treni, e anche assistere a una nuova proiezione di <\/span><em><span style=\"font-weight: 400\">Schindler\u2019s List<\/span><\/em><span style=\"font-weight: 400\">: facendolo \u2013 durante un viaggio di istruzione \u2013 sul molo di Lampedusa, nelle sale del Museo della fiducia e del dialogo per il Mediterraneo sulla stessa isola, di fronte alla panchina dove \u00e8 stato malmenato un senzatetto infreddolito durante il sonno, nei campi dove alcuni lavoratori stagionali conoscono la condizione della moderna schiavit\u00f9. E cos\u00ec via. Senza trascurare n\u00e9 tantomeno mancare di rispetto alla specificit\u00e0 storica di ognuno di questi fatti, ma per riattivare con simili contaminazioni la Memoria, e lasciarci condurre nello <\/span><em><span style=\"font-weight: 400\">studio pacato di alcuni aspetti dell\u2019animo umano<\/span><\/em><span style=\"font-weight: 400\"> che darebbe compimento alla forza del libro di Primo Levi; e, in ultimo, per smentire i timori di oblio di Liliana Segre.<\/span><\/p>\n<p><strong>Prof. Marco Fumagalli<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_7126\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><span class=\"click-missing-image\"><\/span><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-7126\" class=\"wp-caption-text\">Angolo del cimitero di Lampedusa riservato alle sepolture senza nome dei migranti (foto scattata dall\u2019autore)<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Desidero cominciare queste righe dalla resa di un sentimento di imbarazzo: il mio, di docente \u2013 per giunta di Lingua e letteratura italiana e Storia \u2013 conseguente alla decisione di dedicare doverosamente (e,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1160,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13,12],"tags":[],"class_list":["post-1159","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-memoria","category-riflessioni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1159","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1159"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1159\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6067,"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1159\/revisions\/6067"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1160"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1159"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1159"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1159"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}