{"id":1006,"date":"2021-01-25T12:00:00","date_gmt":"2021-01-25T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/il-coraggio-di-ricominciare\/"},"modified":"2026-09-18T10:21:11","modified_gmt":"2026-09-18T10:21:11","slug":"il-coraggio-di-ricominciare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/il-coraggio-di-ricominciare\/","title":{"rendered":"IL CORAGGIO DI RICOMINCIARE"},"content":{"rendered":"<p><em>Questo \u00e8 un giorno speciale. Siamo chiamati a rialzarci dopo un periodo difficile: tutti noi ne abbiamo bisogno, forse come mai prima. Tornare a scuola in presenza \u00e8 un rischio e al contempo una grande opportunit\u00e0. Noi di Click! vogliamo coglierla e vogliamo tornare a sperare. Per farlo, pubblichiamo per i nostri lettori un racconto dedicato a chi non si arrende. Una storia che punta al cuore di chi sta cercando il coraggio di ricominciare.<\/em><\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"728\" src=\"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/IMG-20210105-WA0015-720x340-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5358 wp-image-1007\"><\/figure>\n<p>24-23: mancava un solo punto per portare a casa la vittoria.<\/p>\n<p>Intorno a me c\u2019erano tutti i miei amici, la mia famiglia e le famiglie delle mie compagne di squadra che continuavano a incitarci e a fare i cori; alla mia sinistra c\u2019era il mio allenatore che continuava a urlare gli schemi.<\/p>\n<p>Battuta nostra, le avversarie ricevono, passano la palla a noi, il nostro libero difende, passa la palla al palleggiatore che fa un ottimo palleggio. Tocca a me, mi preparo a fare la rincorsa, stacco i piedi da terra, colpisco la palla con tutta la forza che avevo e\u2026 STOP!\u00a0L\u2019arbitro segn\u00f2 punto alle avversarie.<\/p>\n<p>A quel punto non capii pi\u00f9 niente, ero a terra, provai ad alzarmi ma nulla, sentii un rumore secco simile a uno scrocchio, in poco tempo il mio ginocchio si gonfi\u00f2. Ero distesa a terra, intorno a me vidi le mie compagne. Avevano tutte delle facce a dir poco preoccupate. Provai pi\u00f9 volte ad alzarmi, ma nulla, il mio ginocchio non mi reggeva. Il mio allenatore mi prese in braccio e mi port\u00f2 in panchina, mi mise del ghiaccio e mi diede una felpa per coprirmi.<\/p>\n<p>Dagli spalti arriv\u00f2 mia mamma, mi diede un bacio e mi chiese come stessi. Con gli occhi lucidi le chiesi: \u201cVero che marted\u00ec posso andare agli allenamenti?\u201d. Non mi importava tanto se mi faceva male o meno, io volevo continuare a giocare. Provai ad alzarmi pi\u00f9 e pi\u00f9 volte. Volevo dimostrare che ce la facevo, ma nulla, il mio ginocchio non collaborava.\u00a0<\/p>\n<p>La prima cosa che fece mia mamma fu portarmi in ospedale. L\u00ec mi fecero tutti gli accertamenti e purtroppo quello che pi\u00f9 temevo fu confermato: rottura del crociato. Mi operarono, avevo tanta di quella paura, paura di non farcela, per\u00f2 per fortuna l\u2019operazione and\u00f2 bene. <\/p>\n<p>Dopo l\u2019operazione mi dissero che dovevo fare riabilitazione, per\u00f2 non era una riabilitazione semplice. Siccome il mio ginocchio rispondeva lentamente alla terapia, non si sapeva se sarebbe bastata per farmi tornare a giocare a pallavolo. Dal quel giorno il mondo mi croll\u00f2 addosso, non volevo pi\u00f9 nemmeno fare riabilitazione. Volevo semplicemente tornare a giocare a pallavolo, tornare a schiacciare, a urlare, a fare casino con le mie compagne negli spogliatoi perch\u00e9 avevamo vinto. Ora, invece, l\u2019unica cosa che potevo fare era stare distesa nel letto e ogni volta che mi dovevo fare la doccia era un casino, perch\u00e8 non mi potevo bagnare il tutore che mi serviva a camminare.<\/p>\n<p>Da quel maledetto giorno non andai pi\u00f9 a una partita della mia squadra, non parlavo pi\u00f9 di pallavolo o guardavo post inerenti alla pallavolo e quando per strada mi chiedevano come avessi fatto a farmi male me ne andavo e lasciavo che mia mamma rispondesse per me.\u00a0<\/p>\n<p>Entrai in depressione, mangiavo sempre di meno e a volte pensavo semplicemente di voler mollare tutto. Non ero pi\u00f9 la stessa di prima, parlavo poco e mi facevo aiutare per ogni singola cosa e alla sera nel mio letto guardavo la mia gamba e piangevo a dirotto. A scuola andavo male, mi rifiutavo completamente di studiare, rispondevo male e ogni giorno facevo impazzire mia mamma.\u00a0<\/p>\n<p>Quella vita non riuscivo ad accettarla, la pallavolo era tutto per me. Ormai avevo capito che la mia carriera pallavolistica era finita l\u00ec quella sera a quella partita. Infatti decisi di mollare anche la terapia. Riuscivo a camminare e questo era l\u2019importante. Pallavolo non volevo pi\u00f9 farla e neppure nominarla. Era un discorso chiuso per me\u2026<\/p>\n<p>Una sera suonarono alla porta. Ero in casa da sola e quindi andai per forza ad aprire io: erano le mie compagne di pallavolo, era la mia squadra. Inizialmente quando le vidi mi venne voglia di chiuder loro la porta in faccia, ma dalla mia bocca usc\u00ec semplicemente: \u201cOggi \u00e8 marted\u00ec, non dovreste avere gli allenamenti? Perch\u00e9 siete qui?\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>E loro mi dissero: \u201cSiamo qui perch\u00e9 a noi manchi tu, ci manca la tua grinta, ci manca il tuo modo di fare, ci manca ogni singola cosa di te. Sappiamo che ormai per te la pallavolo \u00e8 un argomento chiuso ma dentro di te sappiamo ancora che c\u2019\u00e8 la voglia di afferrare il pallone e colpirlo con tutta la tua potenza\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Mi guardarono e mi dissero: \u201cQuesto \u00e8 per te\u201d.<\/p>\n<p>Era un album di fotografie. All\u2019interno c\u2019erano delle foto di me mentre giocavo, di noi ragazze tutte abbracciate alla fine delle partite, c\u2019erano tutti i nostri ricordi pi\u00f9 belli e alla fine in grande c\u2019era scritto: \u201cTorna che ci manchi\u201d, con tutte attorno le firme delle mie compagne.\u00a0<\/p>\n<p>Davanti a loro dissi semplicemente: \u201cIo non torno, non ci metto piede nella palestra e ora per favore andate agli allenamenti\u201d, e le cacciai di casa.\u00a0<\/p>\n<p>Chiusi la porta, ripresi in mano l\u2019album, lo sfogliai e iniziai a piangere. A me la pallavolo mancava, ma quello che mi frenava pi\u00f9 di tutto era la paura di potermi rifare male, ero completamente bloccata.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 di cui avevo bisogno era il coraggio, coraggio di affrontare quella maledetta paura che ogni giorno era nella mia testa. Avevo veramente bisogno di combattere contro la mia paura pi\u00f9 grande, perch\u00e8 alla fine il coraggio \u00e8 la strada che ti porta a far quello che davvero desideri, il coraggio \u00e8 la capacit\u00e0 di soffrire per poi tornare pi\u00f9 forte di prima, perch\u00e8 alla fine \u00e8 il coraggio che conquista il mondo.<\/p>\n<p>Esattamente dopo un anno e mezzo ci sono riuscita, sono riuscita a completare la terapia, sono riuscita a portare a termine ci\u00f2 che mi ha fatto stare pi\u00f9 male in assoluto.<\/p>\n<p>Ed eccomi qui ora, dopo un sacco di esercizi e allenamenti in pi\u00f9, sono riuscita a tornare in palestra, sono riuscita ad affrontare quella paura che mi tormentava le giornate. Ora sono in campo, in campo ad affrontare quelle avversarie che due anni fa ci hanno rubato la vittoria.<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-large\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"294\" height=\"172\" src=\"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/PicsArt_rifa01-04-08.12.04.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-5357 wp-image-4375\"><\/figure>\n<\/div>\n<p>24-25: manca solo un punto alle avversarie per poter vincere. Per me questa vittoria significherebbe molto, sarebbe un punto di ripartenza.<\/p>\n<p>Battuta da parte delle avversarie, riceve una mia compagna, passa la palla al palleggio, ora toccherebbe a me, vado, salto, colpisco la palla, e\u2026FIIIIUUUU!!!<\/p>\n<p>L\u2019arbitro segna punto alle avversarie. La palla finisce in rete, ma io sono riuscita ad atterrare in piedi senza farmi male. Anche se abbiamo perso, sento che tutto il pubblico fa il tifo per me. <\/p>\n<p>Guardo le mie compagne e urlo: \u201cSono tornata!\u201d<\/p>\n<p><strong>Giada Granatino<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo \u00e8 un giorno speciale. Siamo chiamati a rialzarci dopo un periodo difficile: tutti noi ne abbiamo bisogno, forse come mai prima. 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