{"id":1004,"date":"2021-03-23T12:00:00","date_gmt":"2021-03-23T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/doppia-%c7%9duoisu%c7%9d%c9%afip\/"},"modified":"2026-09-18T10:21:11","modified_gmt":"2026-09-18T10:21:11","slug":"doppia-%c7%9duoisu%c7%9d%c9%afip","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/doppia-%c7%9duoisu%c7%9d%c9%afip\/","title":{"rendered":"Doppia \u01dduo\u0131su\u01dd\u026f\u0131p"},"content":{"rendered":"<p><em>In un mondo in tutto \u00e8 omologato, destino compreso, come reagire? Come andare oltre quel muro che non ci permette di vedere i colori della realt\u00e0? Un racconto per riflettere\u2026<\/em><\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"1020\" src=\"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/racconto-colombo-720x340-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5337 wp-image-1005\"><\/figure>\n<p>\u201cO mio Dio, sono viva, ce l\u2019ho fatta e sono qui. Lo sapevo che era tutta una grossa bugia la nostra, che illusi che siamo stati, che codardi a non avermi seguito fin qui, a volte la paura del destino \u00e8 troppo difficile da affrontare\u2026\u201d<\/p>\n<p>Sono sveglia, s\u00ec, sono sveglia. Mi do un pizzicotto per capire se sto sognando, e invece no. Mi alzo dal letto, indosso le mie scarpe rosa, la mia gonna rosa, la mia maglietta rosa e mi sistemo i capelli con un fiocco rosa. Oggi \u00e8 un giorno troppo importante, compio 16 anni e come tutti i miei compagni di annata ricever\u00f2 il sacro dono del destino, elettrizzante direi!\u00a0<\/p>\n<p>Scendo dalle scale, vedo i miei genitori che mi sorridono. Sono cos\u00ec felici per me, mamma ha persino messo le sue nuove scarpe rosa date come regalo dal nostro amabile Capo Supremo, il padrone del grande e potente destino, mentre pap\u00e0 ha indossato la sua adorabile cravatta blu, che si abbina perfettamente ai suoi abiti\u2026 beh, sempre blu.\u00a0<\/p>\n<p>Esco di casa, saluto i vicini come da buona educazione data dal nostro Capo. Salgo in macchina e mi dirigo al \u201ccentro\u201d dove ricever\u00f2 il mio destino.\u00a0<\/p>\n<p>Siamo arrivati, sono pronta, apro la grande porta rossa dell\u2019edificio, difficile sbagliare da che parte entrare, tutte le altre porte sono o rosa o blu. Entro e mi inchino al nostro capo supremo. Delle guardie mi scortano alla sala destinataria, e dopo diversi riti sono pronta per ricevere il mio destino, eccolo, sta per apparire di fronte a me\u2026<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/lh3.googleusercontent.com\/kU7UO9tUsrC1lfz7EM2BxXvAfGSiRgW-x4-fYZu_G2GTqR9rtRdSDZiZw2wFj12lASu-4pD_34PqSPdXBizRUgWOP4K2F5UCYYztDCUoEX6QiseWfkv_36wDV_zcbs1o7tVgb4TD\" alt=\"\"><\/figure>\n<p>Ho finito di leggere il mio quasi sicuramente meraviglioso destino, ma in maniera inaspettata ne sono rimasta altamente disgustata. Non riesco pi\u00f9 a muovere un muscolo e nemmeno a sbattere gli occhi, quasi neanche a respirare. Una guardia si \u00e8 avvicinata e mi ha dato la sacra penna del destino come se fosse ovvio che lo dovessi firmare.\u00a0<\/p>\n<p>Vedo la scritta \u201cIl suo destino viene firmato ora\u201d e pi\u00f9 ci penso pi\u00f9 ho disgusto di una vita fatta cos\u00ec. Mi sono sempre attenuta al mio dovere da cittadina, ma questo \u00e8 proprio troppo. Da piccola ero una bambina diversa dalle altre, curiosa, vivace e sicuramente che non rispettava le regole e odiava il rosa. Poi con il tempo sono diventata come tutti volevano: cittadina modello, normale, amante del rosa e senza curiosit\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p>Nel leggere il mio destino per\u00f2 ho capito quanto sia orribile avere il mio futuro gi\u00e0 certo. Cos\u00ec faccio una cosa che non avrei mai immaginato di fare prima. Mi alzo e corro via.\u00a0<\/p>\n<p>Torno a casa, e mi chiudo nella mia camera di chiss\u00e0 quale colore! I miei genitori cercano di farmi uscire e di ragionare su quale bellissimo destino mi attende, arrivano pure le guardie mandate dal Capo Supremo con l\u2019accusa di mancata fedelt\u00e0 al destino, al comandante e alla grande citt\u00e0: questo non era mai successo prima d\u2019ora e tutti in citt\u00e0 ne rimangono sorpresi. Chi non rispetta le regole deve essere imprigionato e punito severamente.\u00a0<\/p>\n<p>Mi scortano in una cella rosa, con una sola apertura che guarda in lontananza il grande muro del non ritorno. A scuola tra ragazzi si tramandano storie sul grande muro e su chi lo oltrepassa, alcuni pensano che si muoia, altri vedono un mondo triste e arido mentre io ho sempre creduto che dietro quel muro, quella barriera che divide la nostra triste e normale citt\u00e0 ci sia qualcosa di fantastico dove tutti possono vivere felici e spensierati. Ovviamente quando lo dicevo ai miei compagni mi prendevano in giro e dicevano che ero pazza a odiare questa meravigliosa citt\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p>Tutti questi ricordi fanno venire in mente i lontani periodi in cui ero una bambina diversa e vivace, speciale e sicura ci fosse qualcosa di meglio di\u00a0 questa citt\u00e0.\u00a0<\/p>\n<p>Nei giorni successivi la voglia di scappare e di oltrepassare quel muro mi insegue tormentandomi giorno e notte. Progetto un piano per evadere e per vedere cosa c\u2019\u00e8 al di l\u00e0 del muro: tanto, peggio di questa citt\u00e0 e di questa cella pu\u00f2 esserci ben poco!\u00a0<\/p>\n<p>Una guardia si avvicina al cancello e lo apre per la solita pulizia delle celle. Mi prende e mi porta in corridoio. In quel momento vedo una piccola occasione di fuga, quindi spingo la guarda a terra e scappo nel lungo corridoio blu e rosa, senza fare rumore, tanto da sembrare un fantasma che si aggira nella nebbia. Dopo una fitta rete di corridoi arrivo finalmente alla grande porta rossa che mi avrebbe ridato la libert\u00e0, ma delle guardie mi vedono e danno l\u2019allarme a tutto il \u201ccentro\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Io corro velocemente fuori dalla grande porta prima che si sbarri completamente e mi impedisca l\u2019uscita, corro, le guardie sono dietro di me intente a catturarmi. Attraverso tutta la citt\u00e0, la gente mi osserva impaurita dalle finestre, alcuni si uniscono alle guardie per inseguirmi.\u00a0<\/p>\n<p>Arrivo proprio davanti al muro, la mia unica salvezza da questa citt\u00e0. Le guardie si fermano a due metri da me. I cittadini, tra cui anche dei miei amici, cercano di farmi cambiare idea, ma io sono sicura su quello che devo fare\u2026 cerco di convincere le persone, ma nulla da fare, la paura di non seguire quello che sono destinati ad essere \u00e8 troppo grande. Trattengo il fiato, stringo le mani, corro verso il muro e poi\u2026<\/p>\n<p>O mio Dio, sono viva, ce l\u2019ho fatta e sono qui. Lo sapevo che era tutta una grossa bugia la nostra, che illusi che siamo stati, che codardi a non avermi seguito fin qui! A volte la paura del destino \u00e8 troppo difficile da affrontare. Mi osservo intorno, \u00e8 tutto cos\u00ec bello, cos\u00ec colorato, altro che la grande citt\u00e0. I miei abiti hanno cambiato colore, sono cos\u00ec belli, la mia gonna \u00e8 dello stesso colore della luce nel cielo e la maglietta \u00e8 dello stesso colore delle foglie degli alberi, \u00e8 tutto cos\u00ec magico. Ho deciso di incamminarmi e vedere cosa c\u2019\u00e8 in questo meraviglioso mondo, capirlo, viverlo, ora so com\u2019\u00e8 il mio destino: \u00e8 qualunque cosa voglio che sia!<\/p>\n<p><strong>Adele Colombo<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un mondo in tutto \u00e8 omologato, destino compreso, come reagire? Come andare oltre quel muro che non ci permette di vedere i colori della realt\u00e0? Un racconto per riflettere\u2026 \u201cO mio Dio, sono&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1005,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-1004","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-scritture"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1004","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1004"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1004\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5987,"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1004\/revisions\/5987"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1005"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1004"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1004"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/einsteinvimercate.edu.it\/blog\/click\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1004"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}